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Articolo del 01/07/2019

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Decesso di un paziente per arresto cardiaco imprevedibile e inevitabile


a cura di a cura di Sergio Fucci


Soggetti interessati: due medici
 

Un paziente viene ricoverato in un reparto di geriatria di un ospedale dove decede per arresto cardiaco.



Due medici del reparto vengono tratti a giudizio per rispondere di omicidio colposo sul presupposto che la morte era dipesa da una non corretta assistenza prestata al paziente, ma vengono assolti sia in primo che in secondo grado.

La Corte d’Appello, in particolare, dopo avere disposto un supplemento peritale che sulla base dei preparati istologici aveva evidenziato che il malato presentava una miocardiosclerosi e non una crisi respiratoria acuta, osserva che il quadro clinico non indicava la necessità di un ricovero immediato presso il reparto di terapia intensiva e che l’arresto cardiaco era insorto in modo talmente repentino da impedire la predisposizione di qualsiasi efficace manovra salvifica.

Il ricorso in cassazione avanzato dalle parti civili viene dichiarato inammissibile dalla Suprema Corte, quarta sezione penale che, con la recente sentenza n. 22098/2019, depositata il 21/05/2019, osserva che i giudici di merito, contrariamente a quanto dedotto dai ricorrenti, avevano valutato tutte le risultanze probatorie agli atti escludendo correttamente l’esistenza dell’insufficienza respiratoria acuta in quanto il livello di saturazione era pari al 95% e sottolineando che il paziente appariva reattivo, tanto da strapparsi via dal viso la mascherina per l’ossigenazione.

Inoltre i giudici di merito avevano anche escluso la sussistenza del nesso di causalità tra la condotta dei medici e l’evento mortale alla luce dell’esito della disposta perizia dove era stato giustamente evidenziato che l’imprevedibile arresto cardiaco era insorto all’improvviso e, quindi, non era fronteggiabile con concrete possibilità di successo.



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