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Articolo del 15/04/2019

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Prescrizione di un farmaco non idoneo alla contraccezione, risarcimento danni e domanda di manleva del MMG nei confronti della sua assicurazione


a cura di Sergio Fucci


Un MMG viene citato in giudizio da due coniugi per rispondere dei danni causati da una non appropriata prescrizione di un farmaco contraccettivo con conseguente nascita indesiderata di un bimbo.

Il MMG contesta la fondatezza della domanda avversaria e chiede, comunque, di essere manlevato dalla propria assicurazione contro la responsabilità civile professionale.

 



Il Tribunale accoglie la domanda degli attori condannando il MMG al risarcimento del danno rappresentato dalle spese di mantenimento del minore (quantificate in circa 116.000,00 euro), mentre rigetta la richiesta del medico di essere garantito dalla sua assicurazione sul presupposto che questo specifico rischio non rientra tra quelli coperti dalla polizza.

La sentenza di primo grado viene confermata in appello e, quindi il MMG ricorre in Cassazione sostenendo che i giudici di merito non hanno correttamente interpretato il contratto di assicurazione.

La Corte di Cassazione, terza sezione civile, con la recente sentenza n. 4738/2019, depositata il 19/02/2019, annulla la sentenza d’appello e rinvia la causa davanti ad altro giudice per una interpretazione del contratto in conformità alle regole previste al riguardo dal codice civile negli artt. 1362 e seguenti.

La Suprema Corte osserva che la clausola del contratto laddove stabilisce che la compagnia di assicurazione deve tenere indenne il MMG da quanto questi è tenuto a pagare ad un suo assistito per responsabilità civile a titolo di risarcimento “di danni involontariamente cagionati a terzi, per morte, per lesioni personali e per danneggiamenti a cose, in conseguenza di un fatto verificatosi in relazione all’esercizio dell’attività professionale” deve essere interpretata non limitandosi al senso letterale delle parole ma indagando quale sia stata la comune intenzione delle parti e, comunque, “secondo buona fede”.

La Cassazione, in sostanza, non condivide la tesi accolta (peraltro senza adeguata motivazione) dal giudice di merito secondo la quale non possono essere inclusi tra i danni coperti dalla polizza quelli derivanti da una nascita indesiderata conseguente ad una errata prescrizione farmacologica perché trattasi di eventi diversi dalla morte o dalle lesioni personali.

La decisione della Suprema Corte è condivisibile perché si tratta nel caso di specie di un contratto di assicurazione che il MMG ha stipulato contro i rischi di danni che nella propria attività professionale egli può cagionare ai terzi, rischi nei quali (interpretando la polizza quantomeno “secondo buona fede”) evidentemente rientrano anche quelli derivanti da una prescrizione contraccettiva non idonea.



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