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Articolo del 14/01/2019

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Responsabilitą civile per impianto nel 2001 di valvola difettosa


a cura di Sergio Fucci


In base all’art. 1218 c.c. il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno se non prova che l’inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile.



Ne consegue che spetta al chirurgo che ha eseguito l’intervento chirurgico con impianto di valvola difettosa (ovvero all’azienda ospedaliera) dimostrare il sopravvenire di un evento imprevedibile ed inevitabile secondo l’ordinaria diligenza che ha comportato l’uso di una protesi inadeguata per i suoi rilevabili ed evidenti difetti, mentre al paziente che agisce per il risarcimento dei danni patiti compete solo l’onere di provare la relazione causale tra l’evento di danno e l’azione od omissione dei convenuti.

Se in seguito al primo intervento di inserimento della valvola difettosa seguono successivamente altri interventi spetta al chirurgo o all’azienda sanitaria provare il verificarsi di una causa imprevedibile ed inevitabile che aveva reso necessarie queste ulteriori operazioni sulla predetta inadeguata valvola sussistendo la presunzione della derivazione dei successivi interventi e ricoveri dalla iniziale accertata condotta inadempiente. Qualora rimanga “oscura” la causa di questi successivi interventi, in assenza di fattori alternativi più probabili rimane ferma la predetta presunzione che le altre operazioni e ricoveri siano una conseguenza del primo qualificato inadempimento.

Un chirurgo che faccia parte, sia pure in posizione di minor rilievo, di una équipe che ha eseguito l’intervento di impianto di una valvola risultata affetta da evidenti difetti è corresponsabile sul piano risarcitorio nei confronti del paziente danneggiato se non effettua il dovuto controllo sull’operato e sugli errori altrui nella scelta della protesi inadeguata, sempre che questi errori siano rilevabili con l’ausilio delle comuni conoscenze del professionista medio. Da questo chirurgo, infatti, si pretende pur sempre una partecipazione all’operazione non da mero spettatore, ma consapevole e informata in modo che possa dare il suo apporto professionale non solo in relazione alla materiale esecuzione dell’intervento ma anche in riferimento al rispetto delle regole di diligenza e prudenza e all’adozione delle particolari precauzioni imposte dalla condizione specifica del paziente da operare.

Questi interessanti principi sono stati affermati dalla Corte di Cassazione, terza sezione civile, nella recente sentenza n. 31966/2018, depositata il 01.12.18, con la quale la sentenza d’appello impugnata è stata cassata nella parte in cui ha escluso la responsabilità di un cardiochirurgo per in danni derivanti dagli interventi successivi a quello di inserimento della valvola difettosa. La Suprema Corte, inoltre, ha ritenuto che un medico componente, sia pure in posizione di minor rilievo, dell’équipe chirurgica fosse corresponsabile della scelta di inserire una innovativa ma non adatta protesi che il CTU aveva giudicato malfunzionante per le sue negative caratteristiche che non era impossibile apprezzare in sede di esecuzione dell’intervento.



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