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Articolo del 21/04/2017
Categoria: Giurisprudenza sanitaria
Ingiusta condanna penale di un medico annullata dalla Cassazione

a cura di Sergio Fucci


Un medico chirurgo viene condannato in sede penale in primo grado per avere cagionato colposamente delle gravi lesioni ad una paziente, con indebolimento permanente dell’organo della digestione e importanti esiti cicatriziali.

La sentenza di condanna del Tribunale viene in sostanza confermata in secondo grado anche se in questa sede viene rideterminata la pena e ridotta l’entità della provvisionale concessa alla parte civile e posta a carico dell’imputato.

Il medico ricorre, quindi, in cassazione protestando la propria innocenza e confutando sia l’esistenza di una propria condotta colposa, sia la sussistenza del nesso di causalità tra il danno patito dalla paziente e la sua condotta professionale.



La Corte di Cassazione, sezione quarta penale, con la recente sentenza n. 16140/2017, depositata il 30/03/17, accoglie il ricorso dell’imputato e annulla la sentenza d’appello ritenendo insufficiente ed errata la motivazione posta alla base della condanna, con conseguente rinvio degli atti ad un nuovo giudice d’appello per una più attenta valutazione delle questioni rilevanti nella fattispecie.

La Suprema Corte, in particolare, evidenzia numerose lacune argomentative in ordine all'accertata riferibilità causale delle lesioni alla condotta dell’imputato, sottolinea che ingiustamente è stato affermato un difetto di adeguata informazione, pur esistendo agli atti diverse contrarie acquisizioni probatorie anche documentali e poi afferma che i giudici di merito non hanno tenuto in debito conto il fatto che, già durante il giudizio di primo grado, è stata inserita nell’ordinamento la novità rappresentata dall’art. 3 comma 1, della legge n. 189/2012 (cd. legge Balduzzi) che esclude , nella sostanza, rilevanza penale a condotte lievemente colpose purché il sanitario abbia osservato linee guida o buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica.

In base a questa norma nel caso di specie possono avere rilevanza solo condotte qualificate da colpa grave e, quindi, i giudici di merito ingiustamente hanno omesso di valutare se la condotta ascritta al medico poteva dirsi aderente ad accreditate linee guida e se il predetto comportamento fosse connotato da grave colpa nell’attuazione in concreto delle indicazioni provenienti dalla scienza.

La Suprema Corte sottolinea anche che l’art. 3 della legge n. 189/2012 deve ritenersi applicabile anche nella ipotesi di errori connotati da profili di colpa generica diversi dall’imperizia.

La Cassazione, infine, preso atto dell’approvazione della nuova legge n. 24 del 2017 che disciplina la responsabilità medica, con esclusione all’art. 6 della responsabilità penale solo in caso di imperizia se il sanitario si è attenuto alle linee guida ivi menzionate o, in mancanza alle buone pratiche clinico-assistenziali, demanda al giudice al quale sono stati rinviati gli atti l’individuazione della norma più favorevole tra quelle succedutesi nel tempo in base al disposto dell’art. 2 del codice penale che stabilisce l’irretroattività della legge successiva più sfavorevole e la retroattività invece della nuova legge solo se più favorevole all’imputato.

Questi problemi di applicazione intertemporale del diritto penale sono, infatti, sorti in seguito all’abrogazione della cd. legge Balduzzi da parte del citato art. 6 legge n. 24/2017.

Sembra che questa sentenza n. 16140/17 sia la prima nella quale la Cassazione esamina la rilevanza o meno in una concreta fattispecie della nuova disciplina penale contenuta nella recente legge n. 24/2017.



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